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“LE VITE DEGLI ULTIMI”

Dal 1 marzo al 31 marzo 2020

MOSTRA FOTOGRAFICA

“LE VITE DEGLI ULTIMI”

 

Perché questa mostra

Ho speso quarant’anni a raccontare storie. Storie che parlavano dei mali del mondo, piccoli e grandi: guerre, cataclismi, carestie, violenze. Usavo le parole per coinvolgere, per commuovere o suscitare indignazione. Sorretto dalla convinzione che raccontare sarebbe servito forse a cambiare le cose, a far sì che qualcosa cambiasse.

Quando smetterò di lavorare, mi dicevo, tornerò nei luoghi che ho raccontato, e scoprirò quanto sono cambiati. Ma non è andata così. Quei luoghi, quei paesi, quelle genti sono rimasti com’erano, anzi spesso sono peggiorati. Ed io ho dovuto fare i conti con un’amara realtà: avevo trascorso quarant’anni della mia vita a fare il notaio delle disgrazie, a raccontarle dal di dentro senza davvero riuscire a cambiare niente.

A volte costava molto umanamente, rovistare fra le macerie. Tornavi a casa e per mesi quello che avevi visto ti perseguitava, si insinuava nei tuoi sogni. Rivedevi sguardi che ti avevano trafitto il cuore, mani che si erano inutilmente tese verso di te. Risentivi gli odori aspri della miseria e ti pesava il benessere nel quale la vita ti aveva collocato.

Da questi viaggi riportavo anche molte fotografie. Scattate quasi senza pensare, senza alcuna pretesa artistica nè professionale: il mio mestiere era raccontare con le parole, non con le immagini. Una volta erano mestieri

diversi: il giornalista scriveva, il fotografo fotografava.

Quelle foto servivano solo a me, per rivedere volti e luoghi che mi avevano spezzato il cuore, o invece regalato rari momenti di gioia. Ma volevo che le vedesse anche mio figlio, perché sapesse quanto sbagliata può essere la vita. Ed è stato lui, ormai uomo, a chiedermi di mostrarle agli altri. Me lo chiedeva da anni, da quando era ragazzo.

Adesso che il tempo ha fermato il mio viaggiare, rimangono solo queste foto da consegnare allo sguardo di chi vorrà guardarle. Sono imperfette, a volte sfocate. Non c’è niente di artistico in loro. Ma sono vere. Parlano di mondi lontani, mostrano macerie e sorrisi, fame e tenace vitalità. Quello che ho visto.

Insomma, anche loro raccontano, come facevano un tempo le mie parole. E che i miei amici fotografi mi perdonino: non volevo rubar loro il mestiere.

Giuliano Gallo

Data

1 Marzo 2020 - 31 Marzo 2020

Ora

20:00