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Virginia Aloisio e il suo sguardo sul mondo.

Dai suoi quadri ci si affaccia, come da un’apertura inattesa, da una finestra, da un oblò sopra un mondo fatto di relazioni, di sentimenti, di voci, di scambi. Il mondo degli uomini e dell’umanità, della singolarità e del molteplice.

Non c’è solo questo nella sua produzione, la stessa capacità di cogliere e sintetizzare la forma la esprime anche nella figura, ma è la veduta d’insieme, l’affastellamento non casuale di colori

Così, appunto, Calvino: «Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.»

Che siano gli sguardi zenitali o le quinte frontali quelle che l’autrice forma sulla tela sono il frutto di una ri-costruzione di immagini che evoca momenti impressi sulla retina di ogni osservatore, riposti in uno scaffale di memoria, pronti per essere richiamati e messi a fuoco.

È dunque una pittura evocativa, capace di attivare strati profondi di chi vi si pone davanti, senza nessun cedimento alla decorazione o all’utopia, un punto di vista essenziale che non può che essere condiviso e quindi capace di provocare emozione.

C’è nelle composizioni di Virginia una freschezza tutt’altro che ingenua, indice di una compiutezza artistica che ha ora la possibilità, direi quasi il dovere, di confrontarsi con un pubblico più vasto, di entrare a pieno titolo nei circuiti internazionale dell’arte. TRATTO DALLO SCRITTO DI UMBERTO CROPPI  COMPONENTE CDA QUADRIENNALE DI ROMA

Data

2 febbraio 2018 - 3 febbraio 2018

Ora

19:00