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Mostra del maestro Franco Petrolo

“Petrolo è artista completo. Capacità e umiltà segnano in questo percorso artistico innovazione coloristica e tematiche sempre nuove ed originali.”

Albo d’oro anno 2001
Città di Pizzo,

Premio Diana Musolino​

 

“In questa opera premiata, dove l’artista Petrolo con grande coloristica ha saputo rappresentare una scena di campagna con veduta del mare e con delle contadine che lavorano nei campi, tutto è una sinfonia dove primeggia la composizione, la coloristica e il talento di un artista di sicuro avvenire”

Prof. Talarico  “Sapienza”

Albo d’oro anno 2001
Città di Pizzo,

Premio Diana Musolino

 

 

“Petrolo riesce abilmente a colorare con enorme semplicità e talento; ha saputo rinnovarsi con modernità espressiva.
E’ uno dei maestri più accreditati nel panorama della pittura italiana internazionale.”

 

Nella pittura del Maestro Petrolo,

critico Stefano Rogai Firenze

 

 

Rocco Cambareri
Incontro con Franco Petrolo

Petrolo pittore mi era già noto. Di persona l’ho conosciuto presso un corniciaio: inquieto nel dire e nei gesti, occhi mobilissimi. Ci siamo rivisti nella ubertosa Sant’Onofrio, alcuni giorni’ dopo, un pomeriggio assolato di settembre. La sua bottega era un’accozzaglia bellissima di pennelli e tavolozze e tubetti imbrattati di molti colori, con tanti dipinti che mi ha fatto vedere avolo d’uccello, in fugace sequenza: flashes che abbagliavano. Me ne tornavo e dentro mi si agitava una folla di sensazioni indistinte… La pittura di Petrolo, dunque, non lasciava indifferenti. Questi, seppure giovane, aveva già acquisito una sua tecnica espressiva che gli permetteva di rappresentare, con estro, personalissimo e piglio inventivo, i moti del cuore e gli aneliti della mente. Sono tornato nel suo studio dopo breve tempo. E mi sono reso subito conto come gli esiti felici siano dovuti alla pregnanza del colore; come, cioè, la sua pittura, sia cristallizzazione esteriore di una forma interiore: specchio di una particolare condizione dello spirito. Non vi è, infatti, stato d’animo (solitudine, incomu nicabilità, gioia, dolore, amore, passione ecc.) che non trovi efficace corrispondenza in un adeguato colore: ora nel grigio, ora nella macchia di neri grovigli, ora nel rosa e azzurro, ora nel bigio, ora nel giallo oro o nel rosso sanguigno. Si inabissa così nel l’inconscio. Ardua impresa – è vero – scandagliare tali meandri. Egli vi si cimenta e, a me pare, ne esce vincitore. Petrolo, per usare le parole di Breton, “b “fiducioso nel giuoco disinteressato del pensiero”, inteso come automatismo psichico, che lo conduce ad un cauto sperimentalismo. Ultimamente ho rivisto la sua più recente produzione. Ho riscoperto cieli tersi e cangianti colti nel trapasso delle ore e delle stagioni, contadini quieti nelle loro memorie e tra l’afa nei campi, la fanciullezza resuscitata nei ragazzi immersi nei loro trastulli, nudi flessuosi, volti automoltiplicantisi e stralunati stagliarsi su sfondi densi e decisi, umili madri stendere panni, “due poveri cristi” innanzi al sole della speranza, un “Cristo e le pie donne” ben amalgamati e accomunati dallo stesso straziante dolore, il folclore di processioni paesane, partenze di treni a vapore sbuffanti, vicoli e case poveri e soli, preziosi cimeli della moribonda civiltà contadina e nature morte di essenziale semplicità con prospettiva frontale che causa suggestivi effetti geometrici: uno spaccato, in somma, di dimenticati luoghi (e persone calabresi) – emersi come isole – e di tradizioni che Petrolo recupera come valori. E mi sono beato di vasi con fiori: dipinti nei dipinti. Ciascun vaso, infatti, reca una scena raffigurata con maestria. Da questi vasi germinano fiori ora stilizzati, ora raccolti a mazzi, ora snelli come zampilli. Accorgimento, il suddetto, che rende riconoscibile l’autore mille miglia. Come un miracolo il Nostro ha saputo dare linfa, vigore e veste nuova a un tema forse consunto. Il pregevole inventario potrebbe continuare. A me preme mettere in rilievo come Petrolo spazia in una vasta e varia tematica. Ne è dimostrazione eloquente questa mostra, che lascia una traccia profonda in coloro che hanno una affilata sensibilità. C’è qui una umanità (di ieri e di oggi) dolorante e, insieme, riconciliata. La pittura di Petrolo nasce non per diletto, ma da ulteriore travaglio, partecipe del sorriso e del pianto degli uomini. Parla in noi,di noi. E proprio all’ombra di questo intimo “io” cammina e intraprende l’iter della propria esperienza esistenziale e, dunque,della propria avventura espressiva. In questa rassegna è ben visibile un Petrolo non solo tutto di getto, che si affida all’emozione di una macchia di colore; ora il suo pennello è più scaltro. Dipinge le vicende quotidiane avvicinandosi sempre più a un infinito intravisto. Ora, come un fiume carsico, sembra essere riemerso alla luce agognata, placarsi alla purezza dei colori sempre nuovi, fluire in un creato senza scorie. È quella pura luce che da vita e dinamicità agli animali, agli uomini e alle cose, in vicendevole osmosi. . Vale la pena scommettere sul futuro di Franco Petrolo, autentico artista emergente della pittura calabrese. Giunta l’ora di accordatami, lascio il pittore al suo dèmone occulto. Fuori su una balza, un palloncino, esile e labile, staccatosi dalle mani di un fanciullo, prende il volo, sempre più azzurro, verso illimiti orizzonti. In quel globo io vedo FRANCO PETROLO.

 

 

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19 Ottobre 2019

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