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4 Exhibitions

4 Exhibitions

E’ come quando arrivi dal mare in una città che non conosci.

 

Dapprima scorgi all’orizzonte, a prua nel mezzo della linea verde e bruna della terra e sopra il blu del mare, le forme più squadrate, il chiarore di antichi bastioni. Poi queste forme e queste mura e torri diventano pietra, scogli, alberi, calce e marmo, un faro, e del legno vivo di barche di pescatori, intorno a te, che tornano o che partono, a seconda dell’ora in cui stai arrivando. E poi la differenza tra l’ondeggiare del ponte e la strana immobilità della terraferma, il calore dell’asfalto sotto i piedi, l’odore di pesce e di umanità indaffarata, di pece, nafta e resina e di qualcosa che non sai. E quando lo sguardo si abitua, e cessa la vertigine, vedi i volti delle persone e poi le loro voci, cogli il tono con il quale usano quella lingua che magari non conosci, e da quei suoni ricostruisci una mappa di sensazioni, la fretta degli scaricatori, l’attenzione interessata dei commercianti di spezie, l’entusiasmo gridato dei bambini che si bagnano. Poi t’incammini per la tua strada, qualcuno ti chiede permesso e passa di fretta accanto a te, e di colpo ti rendi conto di essere parte del dispiegarsi di tanta vita. Spettatore e protagonista dell’unica storia che ti sia dato di vivere.

 

Cammini con questa consapevolezza per le stradine di questa città nuova, che ospita un te appena nato altrove. Se sei umile – e attento – ti renderai conto di quanta bellezza c’è intorno a te: la bellezza non lascia scampo.  Ti fa innamorare, fino a farsi sentire nelle ossa, nelle orecchie come un accordo perfetto, e sulla pelle come un balsamo raro.

 

E poi, quando riparti, porti con te un ricordo che ti segue sempre. E se guardi bene, sul nuovo sentiero non scorgerai, accanto ai tuoi passi, una sola ombra, mutevole come una meridiana, ma due.

 

4 Exhibitions è un percorso così, che inizia dalla vista sul mondo, e sul viaggio stesso, per poi andare verso la città, e gli ambienti abitati, e poi seguire delicatamente i volti delle persone, e le espressioni, la loro sfera personale, intima, nuda, semplice della bellezza  o del desiderio, fino al suo – intimissimo – ricordo. Quattro parti di uno stesso viaggio, in quattro continenti e diversi anni, in cui si è al contempo spettatori e protagonisti.

 

4 Exhibitions si svolge in quattro parti, che confluiscono l’una nell’altra: il mondo, la città, le persone, l’intimità – che si chiude con parte più personale: il ricordo.

L’autore

Marco Palombi nasce nel 1968 a Roma, studia economia e lingue, si specializza in economia di guerra e lavora in diversi continenti (ma non come fotografo).

 

La passione della fotografia gli viene a undici anni, quando suo padre gli presta la prima macchina fotografica, una Zenith presa in Unione Sovietica. Poi in adolescenza vengono i primi ritratti di donna, sempre con la Zenith, e un obiettivo 35mm, quello da cui deriva una lezione fondamentale della fotografia e non solo: se la foto non è venuta bene, è che non eri abbastanza vicino all’azione.

 

Dopo un lungo periodo di latenza, la passione torna nella stagione delle piogge del 2009, durante il primo soggiorno africano. Fa arrivare di contrabbando una Nikon D90 da Hong Kong (non vi erano negozi di macchine fotografiche a Stone Town, solo un indiano che riparava telefonini e all’occorrenza trovava quel che gli si chiedeva) e comincia a scattare foto di paesaggi, persone e momenti intorno alla linea dell’Equatore: tanta bellezza non poteva rimanere non raccontata.

 

Nel 2010 pubblica il libro Lezioni Africane, composto da 8 saggi sull’Africa e il mondo globalizzato. Nel libro vi sono anche delle sue foto.

 

Dal 2010 e fino al 2013 è fotografo ufficiale della Settimana della Moda di Zanzibar e Tanzania, e realizza una serie di foto per campagne pubblicitarie internazionali per un brand di gioielleria, pubblicate su riviste e cartelloni stradali in Germania, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Africa Orientale e Sud Africa.  Sempre nel 2010 alcune sue foto sono battute all’asta con una base di 2500 euro a supporto dell’azione benefica del Rotary nello sradicamento della poliomielite.

 

Al suo rientro in Italia, nel 2015, inizia a lavorare al libro “Fotografando, immagini in punta di penna” insieme al Collettivo Opus Incertum. Il libro è  pubblicato a settembre 2016 in edizione limitata per collezionisti sotto il patrocinio della Fondazione Basso.

L’organizzazione e le PR sono curate dalla preziosa Paola Calarco

La stampa d’arte delle opere è della Digigraph di Roma, Via Flaminia 205, che ringraziamo per la professionalità con la quale ha curato ogni singola foto.

 

https://www.beartonline.com/projects/1713/4-exhibitions

 

 

Data

27 ottobre 2018

Ora

18:00